Silvia Vespasiani + Paolo Groff_Katastrophé

 

 

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a cura di Patrizia Digito

Il progetto fotografico realizzato da Silvia Vespasiani + Paolo Groff indaga le conseguenze del sisma che nel 2012 ha pesantemente colpito il territorio emiliano partendo da una riflessione sulla parola greca Katastrophé che significa rivolgimento, rovesciamento, punto critico, soluzione finale dell’intreccio.

Usando il linguaggio della visualizzazione concettuale, la sequenza delle immagini conduce su un percorso all’interno del Centro di Raccolta delle Opere d’Arte di Sassuolo[1] . Tali opere, colpite e sottoposte a riparazione, nella visione dei fotografi divengono espressione simbolica universale del rivolgimento indotto da un evento eccezionale.

Gli autori osservano le opere negli ambienti che le accolgono in modo discreto, oggettivo, consapevoli di non poter fruire delle stesse nella loro naturale caratterizzazione di materiali, forme e colori, bensì solo attraverso la mediazione della fasciatura di sicurezza, della scheda di catalogazione e dell’illustrazione che ne segnala l’identità.

Le opere vengono fotografate come oggetti d’arte, non come simboli del cattolicesimo, a cui la catastrofe ha imposto di non essere visti direttamente (negando, quindi, il principio per cui sono stati creati). Ogni opera fasciata e la propria illustrazione diventano, pertanto, due entità diverse e dissociate; le fotografie ritraggono entrambe all’interno del medesimo campo in modo che l’immagine dell’opera si possa ricomporre attraverso il guardare simultaneo del fruitore.

Così come avviene nei ritratti di persone, il punto di vista inquadra direttamente le figure. Questa convenzione, consueta nella fotografia che usa l’estetica dell’impassibilità selezionando la posizione più semplice e neutrale, comporta che noi percepiamo di avere con il soggetto raffigurato un rapporto diretto e che, mentre lo guardiamo, esso ci comunichi altro.

In tal senso, le fotografie di Silvia Vespasiani + Paolo Groff fanno molto più che sollevare la questione riguardo a ciò che possiamo presumere di riconoscere di un soggetto da ritrarre in base all’aspetto esteriore. Esse suggeriscono i dettagli di quanto è accaduto senza descriverli univocamente.

D’altro canto, un sisma non è solo un evento terrestre e quindi esclusivamente legato a fenomeni fisici di stravolgimento, ma è, nel profondo, un cambiamento che si insinua negli uomini e nei loro riferimenti culturali e storici; è uno scossone che smuove molto più di cumuli di pietre poste ad arte per creare monumenti, chiese ed abitazioni. E’ un rovesciamento, un punto critico che mette in discussione tante certezze.

Dunque, si declina il concetto di Katastrophé come rottura di livelli assestati del linguaggio e come superamento delle apparenze: non c’è niente di stabile e di determinato; tutto è in rivolgimento, in assestamento.

[1] Il Centro di Raccolta e Cantiere di Pronto Intervento per il sisma 2012 è stato allestito all’interno del Palazzo Ducale di Sassuolo dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia Romagna e dalla ex Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le Province di Modena e Reggio Emilia, ora “Belle Arti” e Paesaggio per le Province di Bologna, Modena, Reggio Emilia e Ferrara. Attualmente il Centro di Raccolta continua a dare ospitalità a più di 2000 oggetti provenienti dalle quattro Province dell’area del cratere.

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