Walter Cascio_LTZ

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Chiamare “originale” il lavoro di un artista può, nel dire comune, sembrare piuttosto banale, ma se si scava nel termine, se lo si indaga, ecco che “originale” diventa tutt’altro che ovvio e la sua importanza appare in tutta la sua forza. Originale significa, infatti, attiguo all’origine, talmente attiguo da conservare un rapporto continuo con essa. Le opere di Cascio sono originali. Portano in sé e parlano, senza dubbio, dell’origine. Opere che narrano se stesse, quello che sono, non sono piegate dalla necessità di raffigurare qualcosa al di fuori del proprio esistere; non sono rappresentazioni di altre esistenze, ma realtà altre, scaturiscono dal pensiero e dalla tana misteriosa dei nostri archetipi. Le sculture e i dipinti che Walter Cascio espone a Spazio Lavì! sono questo. Il lavoro di Cascio crea spazi e tempi del suo stesso esistere. Si autoregola e automisura. Scandisce un tempo autonomo, non cerca conforto nei cronometri e calendari con cui misuriamo il nostro tempo. Sa che esiste un luogo in cui tutto ha origine e in cui tutto continua ad originarsi. L’artista creatore conosce quel luogo perché ne è parte integrante. Nei dipinti la stesura successiva dei pigmenti e il loro divenire campitura di colore accompagna sguardi ed emozioni attraverso una lunga e imprevedibile successione di tempi in cui le forme, apparentemente perfette, della rappresentazione si animano dell’energia stessa dell’osservatore: pittura dell’anima per l’anima. La scelta del materiale della scultura è fortemente simbolica: con l’argilla si creano le forme, come racconta la Genesi. L’argilla, acqua e terra, è materiale da creatori. La forma bisogna crearla, plasmarla, definirla, inventarla, poi passarla nell’aria rovente del forno e dominarne la fiamma, sapere per quanto tempo. La terracotta è tutto questo, il processo alchemico in cui nasce è frutto dell’interazione di fuoco, aria, acqua e terra, i quattro elementi archetipici nati dal caos primordiale e costitutivi dell’universo. Utilizzando questo materiale Cascio afferma la forza creatrice dell’arte, la sua possibilità di poter accedere alle radici dell’esistere. Il radicarsi nell’ancestrale fa sì che queste sculture ci appaiano familiari anche se non le abbiamo mai viste prima. Le modulazioni cromatiche ci riportano a memorie antiche, fanno scorrere un tempo che sembra quello che conosciamo anche se è scandito da regole ignote. Sono oggetti estremamente umani, danno serenità, avvolgono di quiete, raccontano di un tempo perduto ma non distrutto, un tempo che esiste ancora perché, nascosto, appartiene ancora a ciascun essere vivente, alla nostra origine.

Umberto Zampini

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